lunedì 5 febbraio 2018

Il fascismo spiegato ai PDdini e ad altri strani viventi…

Ultimo aggiornamento 10 Feb 2018

Partiamo da questo tweet:

La meditata sentenza di un piddino

Ignorare il nesso fra quelle fondamentali questioni e l'ascesa dell'estrema destra significa avere le idee molto confuse (o essere in mala fede). Procediamo con ordine.


In Blackshirts and Reds - Rational Fascism and the Overthrow of Communism di Michael Parenti, a pagina IX, CONTENTS - 1 RATIONAL FASCISM, si può leggere questa azzeccata descrizione dell'essenza del fascismo:

«Fascism historically has been used to secure the interests of large capitalist interests against the demands of popular democracy. Then and now, fascism has made irrational mass appeals in order to secure the rational ends of class domination.»

Ovvero:

«Storicamente il fascismo è stato usato per garantire gli interessi dei grandi capitalisti contro le richieste della democrazia popolare. Allora come oggi, il fascismo ha creato un irrazionale gradimento di massa al fine di garantire i fini razionali del dominio di classe.»

Oggi gli interessi del grande capitale finanziario internazionale, contro le richieste della democrazia popolare e —per forza di cose— nazionale, sono difesi dal PD e i suoi satelliti, come ora deve ammettere anche Fassina (e come Bagnai spiega da tempo).

La coalizione PD +Europa e frattaglie è nella sostanza liberista ed ha promesso nuove dosi da cavallo di austerità, storicamente causa preponderante nell'ascesa di nazismo e fascismo; si leggano ad esempio: a) Austerity and the rise of the Nazi party, liberamente scaricabile in formato pdf e b) The Guardians of Capitalism: International Consensus and the Technocratic Implementation of Austerity, liberamente scaricabile il pdf della versione working paper col più esplicito titolo The Guardians of Capitalism: International Consensus and Fascist Technocratic Implementation of Austerity. Il fascismo è un effetto, la causa è il liberismo; la nostra Costituzione del 1948 è antifascista prima di tutto perché stabilisce dei principi, a cui la politica economica di qualsiasi governo della Repubblica si deve attenere, contrari al liberismo (non entro qui nella diatriba sulla distinzione liberalismo/liberismo perché non essenziale al discorso).

Le condizioni che oggi permettono al capitale di imporre l'austerità nel nostro Paese sono state create dall'euro e dalle misure che hanno accompagnato la sua adozione (banca centrale "indipendente", libera circolazione dei capitali, ecc…; cfr. Il tramonto dell'euro) stabilite da trattati in spregio della nostra Costituzione (cfr. Euro e (o?) democrazia costituzionale. La convivenza impossibile tra costituzione e trattati europei).

Chi vuole provare a mettere fine alle politiche di austerità (e creare un consenso su un piano di uscita dall'eurozona o di gestione del suo disfacimento, dato che procedere ad una maggiore integrazione non è possibile e insistere su questa proposta porterebbe quasi certamente l'estrema destra al potere in Germania) deve farsi eleggere in un partito che a) ha buone possibilità di andare al governo e b) dà chiari segni di voler effettivamente cambiare la politica economica (candidare come indipendente Bagnai per usarlo solo come acchiappa-voti sarebbe un suicidio politico).

Se la Lega avrà la volontà e i numeri per rispettare le promesse elettorali (richiamo alla Costituzione: intervento dello Stato nell'economia a protezione del lavoro, delle pensioni, del risparmio e —di conseguenza— dell'imprenditoria piccola e media) potrebbe smorzare sufficientemente quegli impulsi irrazionali che, come scrive Michael Parenti, hanno storicamente portato parte delle masse a gradire il fascismo, strumento del capitale, contro i propri stessi interessi.

A me osservatore esterno, poco addentro nei meccanismi della politica, l'impresa pare ardua e gli esiti niente affatto scontati (perché legati agli equilibri di potere, nella coalizione e all'interno del partito stesso, che si verranno a determinare dopo le elezioni e durante le prime fasi di governo), ma chi sostiene che si può attendere tranquillamente il corso degli eventi evidentemente se lo può permettere e comunque fa il gioco del nemico (coscientemente o a sua insaputa non fa una grande differenza).

P.S.: riguardo la flat tax si legga questo articolo L’ingiusta progressività dell’Irpef, di cui evidenzio un passaggio di seguito:
«Si dovrebbe invece prendere definitivamente atto che l’Irpef è oggi un’imposta speciale su pochi redditi (lavoro dipendente e pensioni), in particolare su quelli che per loro natura sono poco mobili (rispetto ad esempio ai redditi da capitale) e percepiti al netto dell’imposta (cioè dopo l’esazione dell’imposta da parte del sostituto). Dunque, l’opposizione a riforme che prevedano una riduzione della progressività dell’Irpef dovrebbe essere motivata da argomenti che chiariscano la necessità di mantenere invece un prelievo personale così progressivo sui redditi da lavoro dipendente.
Riteniamo che, sotto un profilo di equità, queste ragioni non ci siano. È proprio la crescente specialità che sta caratterizzando l’Irpef a consigliarne la revisione in direzione di un’area di proporzionalità molto più ampia di quella attuale, anche senza giungere all’estremo di un’aliquota unica.
»

domenica 4 febbraio 2018

Un passaggio tratto da "Quelle sinistre che odiano il popolo", di Carlo Formenti

Contro l'ideologia del politicamente corretto

«Contro questa concezione territoriale/localista è in atto l’offensiva di quelle élite globaliste che considerano le nazioni come meri contenitori di risorse (materie prime, capitali, forza lavoro, terreni, ecc.) e non come unità, e la classe politica si adatta a questa filosofia. Friedman cita ad esempio un progetto di legge svedese che, alla fine dei Novanta, preso atto che la Svezia, a causa dell’immigrazione di massa, non dispone più di una storia comune condivisa, dichiara che i cittadini svedesi vanno considerati come un gruppo etnico al pari di altri. Il multiculturalismo così inteso, commenta Friedman, significa che “il ceto politico viene a trovarsi al di sopra della nazione, cessando di esserne un’estensione”. Questa forma di “pluralismo”, aggiunge, non è inedita: i primi a teorizzarla sono stati gli imperi coloniali, istituendo un ordine basato sulla segmentazione e sul conflitto fra sudditi appartenenti a gruppi in competizione reciproca; l’eliminazione dei concetti di popolo, nazione e popolazione discende dunque in linea diretta dalla pratica politica di imperi e regimi coloniali. È per questo che il rapporto fra governanti e governati tende a somigliare sempre più a quello fra colonizzatori e colonizzati; è per questo che il conflitto fra destra e sinistra viene soppiantato da quello fra centri e periferie (non solo a livello globale ma anche all’interno di ogni singola nazione); è per questo, infine, che i sistemi politici occidentali assumono sempre più l’aspetto di regimi dispotici retti da un autoritarismo liberale o un liberalismo autoritario (non è un caso se, laddove le persone “sbagliate” vincono le elezioni sia loro che i loro elettori vengono considerati antidemocratici e si tenta in ogni modo di neutralizzare i risultati elettorali).»

venerdì 26 gennaio 2018

Perché è ugente tentare il tutto per tutto

Articolo del Sòla24Ore, segnalato su Twitter da @OttobreInfo, davvero inquietante: Reintrodurre la schiavitù è o no un’opzione per la società moderna?



Fate una copia dell'intero articolo, a futura memoria, nel caso venga fatto sparire; non vorrei fosse la fase "vediamo che succede" del metodo Juncker:

Prendiamo una decisione, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo un po’ per vedere che succede. Se non provoca proteste né rivolte, perché la maggior parte della gente non capisce niente di cosa è stato deciso, andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno.

Jean-Claude Juncker, Der Spiegel 27.12.1999


Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma: questa «migrazione incontrollata può provocare una reazione di intolleranza…»


Dal Manifesto:
Per Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, in Italia arrivano troppi migranti musulmani, arrivano e «non rispettano i nostri diritti e valori» e questa «migrazione incontrollata può provocare una reazione di intolleranza; ci andremmo di mezzo anche noi, e forse per primi». L’ha dichiarato pochi giorni fa intervistato da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera.
Anche su VoxNews. Questa dichiarazione è passata un po' sottotono, forse perché è un po' difficile dare del nazista al rabbino capo di Roma. Non aggiungo altri commenti.

Quale sarebbe l'alternativa?

Riprendo ed espando un mio commento al post Alcune critiche riguardo la decisione di Alberto Bagnai di presentarsi come candidato indipendente della Lega alle prossime elezioni (ne approfitto per correggere un paio di errori di battitura):



Vorrei porre una semplice domanda ai critici: una volta che si è deciso di assumersi l'onere di provare ad incidere direttamente sui processi politici democratici, quale sarebbe l'alternativa?

Non c'è altra formazione politica, con buone probabilità di partecipare al prossimo governo, che ha mostrato interesse per le analisi e le proposte sviluppate qui, tanto da proporre (se non ho capito male) un incarico di governo in caso di vittoria elettorale.

Da quella caricatura che rimane della sinistra è arrivato per la maggiorparte maggior parte solo ostracismo… e non poteva essere altrimenti, lo abbiamo visto: sono complici —chi per ingnoranza ignoranza, chi per conformismo e chi perché cooptato dalle classi dominanti— di un progetto che nasce infame. Oltre al danno la beffa: cercano di venderci (questi sono il peggio del peggio) la favoletta del processo di integrazione europea nato per fini altissimi e nobilissimi, ma purtroppo corrotto strada facendo da politici incapaci o cattivoni.

Il programma del centrodestra è esente da critiche, anche importanti? Certamente no. Questa discesa in campo è una missione impossibile, irta di ostacoli e pericolose insidie? Certamente sì. Potrebbe trasformarsi in un pumenrang? Anche questo è possibile.

Ma, ripeto la domanda: l'alternativa quale sarebbe?

Addendum: leggete questo tweet:


Questa è la persona che ha posto il veto per l'incontro di Parigi. La conoscete, sapete chi è? Io l'ho cercata all'epoca dei fatti ma dovrei farlo nuovamente perché non ha lasciato tracce nella mia memoria. Mentre sapete tutti chi è Fassina e forse anche D'Antoni.

Secondo voi è possibile avere rapporti con una parte politica dove una persona diversamente perspicace e col peso politico dello zero virgola mette veti, per la partecipazione ad un incontro dove semplicemente si discute, ad una persona —che ha parlato con tutti di un tema che riguarda tutti gli italiani, da Rifondazione Comunista ai monarchici— solo perché è andata a discutere dei problemi dell'eurozona anche con la Lega?

Frugando nel mio archivio ho trovato questo tweet della vetarola in questione; ve lo sottopongo:


Chiaro perché non voleva Bagnai a quell'incontro? Perché è una laltreuropeista, un'integralista della religione dell'euro (quelli che sopra ho definito come il peggio del peggio).

Andare a elemosinare una poltrona ad una forza politica (con un minimo di probabilità di contare qualcosa in parlamento) che fra le sue fila annovera chi difende a spada tratta un progetto che, ripeto, nasce liberista (tutto il blog di Luciano Barra Caracciolo, Orizzonte48, è pieno di prove documentali di questo fatto) sarebbe stato per Alberto Bagnai più coerente?

Se la vostra risposta a quest'ultima domanda è sì tutto quello che sta accadendo voi ve lo meritate. Il problema è che abitiamo lo stesso Paese e noi no, non ce lo meritiamo! Quindi fate la cortesia di accomodarvi e non rompere i coglioni, grazie.

P.S.: una precisazione a seguito di questo tweet:


Sono fra questi: i miei genitori sono meridionali così come gran parte dei miei parenti. Le accuse di razzismo, soprattutto nei confronti dei meridionali, ve le potete appendere alla uàllera e se non ce l'avete fatevene prestare una.

mercoledì 3 gennaio 2018

“Porgi l'altra guancia„ un cazzo!



L'originale, Lamento di un servo ad un Santo crocifisso, è un antico canto del '500 della tradizione popolare siciliana. Pubblicato per la prima volta nel 1857 da Lionardo Vigo Calanna nella raccolta Canti Popolari Siciliani, fu subito censurato dalla Chiesa. Da questo testo nel 1976 Domenico Modugno ricavò il famoso brano Malarazza.

Di seguito il canto viene recitato da Rosa Balistreri, tratto dal cd Rosa canta e cunta (2007):


lunedì 3 ottobre 2016

Twitter e i suoi algoritmi



Il mio presunto comportamento automatico sarebbero dei semplici retweet, evidentemente in quel momento ad una frequenza (2 o 3 poco distanziati temporalmente) non gradita dai geniacci di Twitter.

Aggiornamento del 8 Ott 2016: dimenticavo di precisare che i retweet erano di tweet di Luciano Barra Caracciolo; vedere a questo proposito COMUNICAZIONE DI...CENSURA KAFKIANA.

Ai diversamente intelligenti che ma sono gli algoritmi, è il machine learning, quindi stacce, ribadisco quanto segue:
  1. siete dei moderni idiot savant tecnologici, per voi “algoritmi” ha la stessa funzione assolutoria de “la mano invisibile del mercato”; ma gli algoritmi chi li crea?
  2. Volete far passare l'idea che non ci devono essere responsabili del comportamento emergente degli automatismi (che mutano col tempo in modo opaco per l'utente e sanzionano un comportamento che fino a poco prima passava inosservato — questo implica il machine learning): l'utente privo di intenti malevoli che da questi viene intercettato è, secondo voi, colpevole di comportamento non conforme e va quindi sanzionato o, al limite, è una vittima collaterale sacrificabile.
Non vi rendete conto, oltretutto, che qualsiasi atto di censura in questo modo ha a priori negabilità plausibile.

Alle persone ragionevoli chiedo: siete sicuri che la questione sia di poca importanza adesso che questi automatismi sono diffusi e sempre più lo saranno in futuro, in contesti ben più delicati dei social network? Se questo atteggiamento insensato  dovesse contagiare anche il cittadino comune, sempre intenzionalmente male informato dagli operatori dell'informazione, e, peggio, il legislatore, vi immaginate le conseguenze? Per esempio nel caso delle auto a guida autonoma (per qualcuno self-crashing cars)?

Non mancherà la propaganda: «volete imbrigliare l'innovazione coi lacci&lacciuoli di normative farraginose! Questi sistemi sono più sicuri degli esseri umani, ci saranno meno incidenti!»

Può essere, ma è tutto da dimostrare; comunque quando è un essere umano al posto di controllo, l'errore umano, ritenuto imperscrutabile, è il jolly preferito da chi vuole scaricare le responsabilità sull'anello più debole della catena.

Quando l'operatore umano deve operare in condizioni che notoriamente stressano o eccedono le sue capacità cognitive, l'errore è prevedibile e, più spesso di quanto si pensi, prevenibile; lo si ignora volutamente se il costo della prevenzione viene ritenuto eccessivo e non vi è alcuna normativa a rendere obbligatorie le necessarie misure di sicurezza. L'automatismo, se passa la visione degli idiot savant di cui sopra, sarà un'ulteriore scappatoia, altro che sicurezza!